IL RISO – tra gioco e realtà

Sono attratto, come fotografo, da tutti gli aspetti della vita metropolitana, ma tra le pareti del mio studio, insieme ai lavori commerciali di Still Life e di moda, ho sempre portato pezzi di universo: minerali, semi, piante e, qualche volta, anche animali. Per molti anni sono stato un pittore e la pittura mi ha insegnato a cercare i soggetti che avevano più significato per me.
Essendo un appassionato di botanica è stato più facile propormi per la realizzazione di servizi e pubblicazioni monotematiche sulla natura. Nel 1989 Riso Gallo mi chiese di illustrare una monografia industriale dal titolo “Questo è il riso” e scoprii che anche il riso era un buon soggetto da fotografare, perfetto per la molteplicità dei temi: richiedeva foto di Still Life, di paesaggio e di botanica, in cui potevo esprimere anche la mia vena giocosa.
Pensando al riso come simbolo femminile di fertilità ho voluto fotografare in risaia anche una modella. Con questo lavoro ho scoperto i colori della trasparenza dei grani di riso, ho scoperto che le risaie sono popolate da un mondo molto più variegato rispetto a quello di sole rane e ranocchi, pieno di uccelli e pesci, ho scoperto tramonti e riflessi di luna nella solitudine notturna della Lomellina. Ed il riso l’ho ritrovato nei miei viaggi in Oriente, consumato come alimento principale e considerato come un dono divino.
Secondo un’antica leggenda un genio buono vide i contadini afflitti dalla carestia e si impietosì. Si strappò i denti e li lanciò in una palude. Dopo questa semina insolita nacquero diverse piantine con i frutti che ricordavano il biancore dei denti. Da allora, continua la leggenda, ovunque ci sia una pianta di riso, non può esserci fame ma abbondanza.
Con la fotografia mi sono avvicinato alla realtà, ma ho anche sconfinato nel sogno, facendola diventare invenzione creativa e gioco.